Angi Vera
Il film segue il drammatico viaggio di due fratelli, Kyona e Adriel, che sono costretti a fuggire da un imprecisato paese dell'Europa orientale. Una storia sullo sforzo incensante di trovare una nuova casa, nella speranza di una vita migliore.
Giuliana, moglie di un ingegnere elettronico, a causa di un incidente d'auto subisce uno shock. In preda ad uno stato di nevrosi depressiva, inizia a frequentare Corrado, un amico del marito.
Una donna presumibilmente vittima di un naufragio, viene risospinta su una spiaggia, dove lentamente si riprende. In seguito ella appare - con una perfetta acconciatura ed un make-up altrettanto curato – in una sala da pranzo durante una riunione di personaggi dell'alta società: la donna si trascina lungo la tavola, apparentemente non notata dai commensali, fino all'estremità della quale due persone stanno giocando a scacchi. In seguito ella fa la sua apparizione nella stanza in cui un uomo baffuto giace a letto. Per finire, la donna ritorna alla spiaggia, vi incontra due altre donne che stanno giocando a scacchi, e, impadronitasi di uno dei pezzi degli scacchi, si allontana correndo lungo la costa sabbiosa.
Due uomini d'affari americani, mentre vanno a pesca, hanno la cattiva idea di dare un passaggio a un viandante solitario. Costui è un pericoloso ricercato, uno psicopatico che li prende in ostaggio e se ne serve per continuare la sua fuga.
Uno dei film d’avanguardia più influenti di sempre, Meshes of the Afternoon, realizzato da Alexander Hammid e Maya Deren, vede la stessa Deren intrappolata in un incubo labirintico in cui compaiono il suo doppio e una misteriosa figura incappucciata con uno specchio al posto del viso.
Scappata dagli orrori della Germania nazista, la filosofa ebreo-tedesca Hannah Arendt nel 1940 trova rifugio insieme al marito e alla madre negli Stati Uniti, grazie all'aiuto del giornalista americano Varian Fry. Qui, dopo aver lavorato come tutor universitario ed essere divenuta attivista della comunità ebraica di New York, comincia a collaborare con alcune testate giornalistiche. Come inviata del New Yorker in Israele, Hannah si ritrova così a seguire da vicino il processo contro il funzionario nazista Adolf Eichmann, da cui prende spunto per scrivere La banalità del male, un libro che andrà incontro a molte controversie.
Maria Frau ebbe una carriera fulminante dal 1950 al 1957: 17 film, copertine di riviste nazionali e internazionali, fotoromanzi, i primi sceneggiati della Rai, trasmissioni radiofoniche. Un volto diventato subito popolare nell'Italia che faticosamente usciva dalla guerra. Carnagione mediterranea, lunghi capelli neri, occhi incantatori, corpo sinuoso. All'improvviso, il ritiro dalle scene, a soli 26 anni, senza spiegarne la ragione. Né una conferenza stampa, né un'intervista. Scomparsa, da un giorno all'altro. Via dall'Italia e il silenzio. Perché? Dopo 66 anni, "Frau talks", rompe l'isolamento e il silenzio e si racconta nel documentario Maria Frau, l'attrice che spense la sua stella, scritto e diretto da Sergio Naitza e prodotto da Karel con il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission, Società Umanitaria-Cineteca Sarda e Comune di Nulvi. Nel documentario scorrono vita artistica e privata, dalla natìa Sardegna al successo, con aneddoti e curiosità sul cinema italiano anni Cinquanta. Per la prima volta Maria Frau – splendida 93enne - spiega perché nel 1956 decise di calare il sipario, di eclissarsi dal mondo dello spettacolo, dalla notorietà, dalla ribalta mediatica. Lo rivela in due parole, nella sua casa di Austin, Texas: "per amore. Sono sparita solo per amore". Maria Frau apre lo scrigno dei ricordi: le radici sarde, il trasferimento a Roma in cerca di un lavoro più redditizio, infanzia e adolescenza nella capitale dove il cinema si accorge di lei. Maria è una bella ragazza, volto pulito, sguardo sognante. Mentre è seduta nella sala d'aspetto di un ufficio, la nota il regista Mario Bonnard che sta cercando la protagonista per il suo film Margherita da Cortona. Non l'ha ancora trovata, nonostante abbia anche lanciato un concorso nazionale. "Tu sei Margherita" le dice. E la scrittura. Da quel momento inizia la rapida ascesa verso il successo. I giornali parlano di lei, la sua immagine campeggia su tutte le riviste, la fama travalica i confini nazionali. Ha ruoli di prima attrice nel cinema popolare, versione melò; la sua bravura e versatilità la portano a girare in Germania, Turchia e Francia; duetta con Totò nel ruolo di Cleopatra in Totò all'inferno ed Eduardo De Filippo la vuole accanto a Renato Rascel nella versione cinematografica della sua commedia Questi fantasmi. Nel 1954, agli albori della Rai, è nello sceneggiato L'affare Kubinski diretta da Anton Giulio Majano, e sono tante le partecipazioni a programmi radiofonici in cui chiacchiera con gli ascoltatori. Ma al vertice della popolarità e con tante offerte di lavoro, Maria Frau spegne la sua stella. La favola della povera ragazza sarda, novella Cenerentola, che dall'anonimato diventa una star, si interrompe bruscamente, ma insieme dolcemente. Per amore, appunto. Una bella storia che parla anche al nostro tempo: dove apparire, esserci, mostrarsi, viene prima di vivere.