L’ultimo pugno di terra

L’ultimo pugno di terra (1964)

Documentario - 2 Ottobre 1964
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Alle radici dell'Isola. La città è un mondo a sé, dove ci si sente sempre un po' estranei. «Cagliari non è la Sardegna, come la Sardegna non è Cagliari. Solo nei paesi dell'interno si possono cogliere gli elementi caratteristici della civiltà che i sardi hanno elaborato lentamente durante i secoli quasi da soli e che resiste ancora oggi ostinatamente alla spinta del progresso». Balli sardi e Mamuthones rappresentano un realtà che proviene da tempi lontani e legata a miti ancestrali. Una realtà sociale che si osserva ancora nella famiglia, nel senso religioso (una religione quasi pagana, fortemente segnata dall'Antico testamento) e nei rapporti fra individuo e società, una società interna - la stretta comunità - con le sue regole ben definite (dalla vendetta alla legittimità del furto, ma anche la solidarietà e il valore), e quella esterna con altre regole che appunto perché esterne, come le leggi dello Stato, non sono vincolanti.Nell'attesa del domani. La Sardegna si trova a vivere un momento di decadimento dove la civiltà dell'oggi non si è saputa affermare. La presenza di vecchio e nuovo è conflittuale e ancora non permette una crescita della società. In questo contesto per le giovani generazioni non rimane che l'emigrazione alla ricerca di un lavoro «in terra straniera». Si parte in gruppi, ma questa "transumanza moderna" viene vissuta con dolore e sofferenza e con la speranza di poter tornare quando le cose cambieranno.Così la voce over introduce L'ultimo pugno di terra: «Dice una leggenda: create che furono le terre ed i mari, Dio si trovò in mano un ultimo pugno di terra. Lo gettò in mezzo al Mediterraneo e vi calcò sopra il piede lasciandovi impressa la sua orma. Quella fu la Sardegna. È una leggenda cara alla propaganda turistica. Una di quelle leggende moderne che oggi propongono l'Isola come mitico approdo, come occasione di fantastici ritorni ai silenzi della preistoria. Ma se ci si accosta a quest'isola col desiderio di ricavare dall'osservazione della vita della sua gente un'immagine di verità, allora le leggende rimangono leggende e possono semmai colorarsi di un significato più semplice e amaro». Il film, l'opera più matura e completa di Fiorenzo Serra nasce con l'intento di superare, appunto, la leggenda e fotografare la Sardegna che intorno all'affermazione del Piano di rinascita si trova a vivere da un punto di vista socio-economico la contrapposizione di due mondi: uno, dominante, che la colloca in condizioni «primitive» e «medioevali»; l'altro, della modernità, limitato a certe aree, che sembra nascere già malato e non riesce a sostituire positivamente quello dominante. È insomma un'opera intrisa di un forte pessimismo e del tutto priva di quella sorta di speranza presente in maniera diffusa - spesso semplicemente per via della funzione propagandistica dei singoli film - in pressoché tutta la sua produzione. Come sempre è molto precisa la descrizione visiva di quanto trattato con scene suggestive da un punto di vista estetico. Il film vince il Festival dei popoli di Firenze nel 1965.

Director:  Fiorenzo Serra
Stars:  Salvatore Cambosu, Giuseppe Fiori, Benvenuto Lobina, Ignazio Delogu, Antonio Pigliaru, Emilio Lussu

Photos

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Storyline

Alle radici dell'Isola. La città è un mondo a sé, dove ci si sente sempre un po' estranei. «Cagliari non è la Sardegna, come la Sardegna non è Cagliari. Solo nei paesi dell'interno si possono cogliere gli elementi caratteristici della civiltà che i sardi hanno elaborato lentamente durante i secoli quasi da soli e che resiste ancora oggi ostinatamente alla spinta del progresso». Balli sardi e Mamuthones rappresentano un realtà che proviene da tempi lontani e legata a miti ancestrali. Una realtà sociale che si osserva ancora nella famiglia, nel senso religioso (una religione quasi pagana, fortemente segnata dall'Antico testamento) e nei rapporti fra individuo e società, una società interna - la stretta comunità - con le sue regole ben definite (dalla vendetta alla legittimità del furto, ma anche la solidarietà e il valore), e quella esterna con altre regole che appunto perché esterne, come le leggi dello Stato, non sono vincolanti.Nell'attesa del domani. La Sardegna si trova a vivere un momento di decadimento dove la civiltà dell'oggi non si è saputa affermare. La presenza di vecchio e nuovo è conflittuale e ancora non permette una crescita della società. In questo contesto per le giovani generazioni non rimane che l'emigrazione alla ricerca di un lavoro «in terra straniera». Si parte in gruppi, ma questa "transumanza moderna" viene vissuta con dolore e sofferenza e con la speranza di poter tornare quando le cose cambieranno.Così la voce over introduce L'ultimo pugno di terra: «Dice una leggenda: create che furono le terre ed i mari, Dio si trovò in mano un ultimo pugno di terra. Lo gettò in mezzo al Mediterraneo e vi calcò sopra il piede lasciandovi impressa la sua orma. Quella fu la Sardegna. È una leggenda cara alla propaganda turistica. Una di quelle leggende moderne che oggi propongono l'Isola come mitico approdo, come occasione di fantastici ritorni ai silenzi della preistoria. Ma se ci si accosta a quest'isola col desiderio di ricavare dall'osservazione della vita della sua gente un'immagine di verità, allora le leggende rimangono leggende e possono semmai colorarsi di un significato più semplice e amaro». Il film, l'opera più matura e completa di Fiorenzo Serra nasce con l'intento di superare, appunto, la leggenda e fotografare la Sardegna che intorno all'affermazione del Piano di rinascita si trova a vivere da un punto di vista socio-economico la contrapposizione di due mondi: uno, dominante, che la colloca in condizioni «primitive» e «medioevali»; l'altro, della modernità, limitato a certe aree, che sembra nascere già malato e non riesce a sostituire positivamente quello dominante. È insomma un'opera intrisa di un forte pessimismo e del tutto priva di quella sorta di speranza presente in maniera diffusa - spesso semplicemente per via della funzione propagandistica dei singoli film - in pressoché tutta la sua produzione. Come sempre è molto precisa la descrizione visiva di quanto trattato con scene suggestive da un punto di vista estetico. Il film vince il Festival dei popoli di Firenze nel 1965.


Tagline: Il lungometraggio affronta i temi della ‘questione sarda’ che nell'opera sono relativi ai conflitti sociali, alla pastorizia, alla modernizzazione, all'industrializzazione ed al folklore della Sardegna a cavallo fra gli anni '50 e '60.

Genres: Documentario

Details

Country:   Italy
Language:  Italian
Release Date:  2 Ottobre 1964

Box Office

Company Credits

Production Companies: 

Technical Specs

Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Poster for the movie ""

Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964)

95 min - Dramma, Commedia, Guerra - 29 Gennaio 1964
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(Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, GB/1964) di Stanley Kubrick Soggetto: dal romanzo Red Alert di Peter George. Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Peter George, Terry Southern. Fotografia: Gilbert Taylor. Montaggio: Anthony Harvey. Scenografia: Ken Adam, Peter Murton. Musica: Laurie Johnson. Interpreti: Peter Sellers (Dr. Stranamore/presidente Merkin Muffley/capitano di drappello Lionel Mandrake). George C. Scott (generale 'Buck' Turgidson), Sterling Hayden (generale Jack D. Ripper), Keenan Wynn (colonnello 'Bat' Guano), Slim Pickens (maggiore T.J. 'King Kong'), James Earl Jones (luogotenente Lothar Zogg), Peter Bull (ambasciatore russo Alexi De Sadesky),Tracy Reed (signora Scott), Jack Creley (signor Staines). Produzione: Stanley Kubrick per Hawk Films Ltd. Durata: 96’ La fine del mondo in epoca atomica: nella sala da guerra del Pentagono (scenografie di Ken Adam), o a cavalcioni d'una bomba. Doveva essere un film serio: follie individuali, errori nel sistema di comunicazione e dispositivi segreti di reazione 'preventiva' rendono possibile l'annientamento termonucleare dell'umanità. Ma nella strada che porta alla morte, troppa vodka, troppa Coca-Cola, troppi missili fallici, troppi fluidi vitali repressi. E troppi, troppi Peter Sellers. Kubrick ce la mette tutta per ritardare l'esplosione, ma alla fine scoppia a ridere (e pare che nel film lo si possa sentire). L'atto di nascita del cinema demenziale. "Con il suo senso del grottesco, Kubrick mette in evidenza la pulsione di morte che governa la società, così come l’uomo. E l’abisso che separa lo sviluppo tecnologico dalla natura umana. Realizzato due anni dopo la crisi dei missili di Cuba, che stava per fare scoppiare una guerra atomica, il film ha la precisione implacabile di un meccanismo a orologeria e l’originale libertà che gli conferiscono i suoi interpreti. In particolare Peter Sellers, nel triplice ruolo di presidente americano, di ufficiale britannico e di scienziato tedesco". (Michel Ciment)

Director:  Stanley Kubrick
Stars:  Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Keenan Wynn, Slim Pickens, Peter Bull, James Earl Jones, Tracy Reed, Jack Creley, Frank Berry, Robert O'Neill, Glenn Beck, Roy Stephens, Shane Rimmer, Hal Galili, Paul Tamarin, Laurence Herder, John McCarthy, Gordon Tanner, Burnell Tucker, Victor Harrington

Photos

Storyline

(Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, GB/1964) di Stanley Kubrick Soggetto: dal romanzo Red Alert di Peter George. Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Peter George, Terry Southern. Fotografia: Gilbert Taylor. Montaggio: Anthony Harvey. Scenografia: Ken Adam, Peter Murton. Musica: Laurie Johnson. Interpreti: Peter Sellers (Dr. Stranamore/presidente Merkin Muffley/capitano di drappello Lionel Mandrake). George C. Scott (generale 'Buck' Turgidson), Sterling Hayden (generale Jack D. Ripper), Keenan Wynn (colonnello 'Bat' Guano), Slim Pickens (maggiore T.J. 'King Kong'), James Earl Jones (luogotenente Lothar Zogg), Peter Bull (ambasciatore russo Alexi De Sadesky),Tracy Reed (signora Scott), Jack Creley (signor Staines). Produzione: Stanley Kubrick per Hawk Films Ltd. Durata: 96’ La fine del mondo in epoca atomica: nella sala da guerra del Pentagono (scenografie di Ken Adam), o a cavalcioni d'una bomba. Doveva essere un film serio: follie individuali, errori nel sistema di comunicazione e dispositivi segreti di reazione 'preventiva' rendono possibile l'annientamento termonucleare dell'umanità. Ma nella strada che porta alla morte, troppa vodka, troppa Coca-Cola, troppi missili fallici, troppi fluidi vitali repressi. E troppi, troppi Peter Sellers. Kubrick ce la mette tutta per ritardare l'esplosione, ma alla fine scoppia a ridere (e pare che nel film lo si possa sentire). L'atto di nascita del cinema demenziale. "Con il suo senso del grottesco, Kubrick mette in evidenza la pulsione di morte che governa la società, così come l’uomo. E l’abisso che separa lo sviluppo tecnologico dalla natura umana. Realizzato due anni dopo la crisi dei missili di Cuba, che stava per fare scoppiare una guerra atomica, il film ha la precisione implacabile di un meccanismo a orologeria e l’originale libertà che gli conferiscono i suoi interpreti. In particolare Peter Sellers, nel triplice ruolo di presidente americano, di ufficiale britannico e di scienziato tedesco". (Michel Ciment)



Genres: Dramma, Commedia, Guerra

Details

Official Website: 
Country:   United Kingdom,   United States of America
Language:  English
Release Date:  29 Gennaio 1964

Box Office

Budget:  $1.800.000
Revenue:  $9.440.272

Company Credits

Production Companies:  Hawk Films, Columbia Pictures

Technical Specs

Runtime:  1 h 35 min