Manaslu – La montagna delle anime
La storia ruota attorno ad un gruppo di cinque giovani uomini tra i 20 ed i 30 anni nella piccola cittadina di Rimini tra la bella vita dell'Italia ricostruita, luci notturne, donne, vacanze, automobili. I cinque sono tutti single, disoccupati e mantenuti. Ma tutto è destinato a cambiare quando l'asprezza della vita si paleserà loro sotto forma di una famiglia allargata stanca di portarseli appresso, tra alti e bassi i cinque verranno catapultati nella vita vera, con tutto quel che ne consegue nel bene e nel male.
A Roma, in pieno giorno, compare nel cielo una statua di Gesù Cristo trasportata da un elicottero. La visione suscita l'interesse di gran parte della popolazione, dai ragazzi delle periferie alle ricche signore degli attici del centro storico, e un cronista, Marcello Rubini, ne approfitta per far immortalare le scene dai suoi amici fotografi e dal fedele fotoreporter d'assalto Paparazzo.
In crisi esistenziale e creativa, alle prese con un film da fare, un regista fa una sorta di mobilitazione generale di emozioni, affetti, ricordi, sogni, complessi, bugie. Un misto tra una sgangherata seduta psicanalitica e un disordinato esame di coscienza in un'atmosfera da limbo (F. Fellini). La masturbazione di un genio (D. Buzzati). Una tappa avanzata nella storia della forma romanzesca (A. Arbasino). Una costruzione in abisso a tre stadi (C. Metz). Un Ben Hur del cinema d'avanguardia. Il tentativo di un autoritratto in forma fantastica. Il diario di bordo di un autore. Il rapporto su un ingorgo esistenziale. Un film sulla confusione e sul disordine della vita. Uno dei massimi contributi a quel rinnovamento dei modi espressivi e alla rottura della drammaturgia tradizionale che ebbero luogo nel cinema a cavallo tra gli anni '50 e i '60, rinnovamento che Fellini aveva già cominciato con La dolce vita.
La vicenda, ambientata dall'inizio della primavera del 1932 all'inizio della primavera del 1933 (riferimento certo visto la corsa della VII edizione della Mille Miglia), in una Rimini onirica ricostruita a Cinecittà, come la ricordava Fellini in sogno, narra la vita nell'antico borgo (o e' borg, come a Rimini conoscono il quartiere di San Giuliano) e dei suoi più o meno particolari abitanti: le feste paesane, le adunate del "Sabato fascista", la scuola, i signori di città, i negozianti, il suonatore cieco, la donna procace ma un po' attempata alla ricerca di un marito, il venditore ambulante, il matto, l'avvocato, quella che va con tutti, la tabaccaia dalle forme giunoniche, i professori di liceo, i fascisti, gli antifascisti e il magico conte di Lovignano, ma soprattutto i giovani del paese; adolescenti presi da una prepotente "esplosione sessuale".
Tratto da Boccaccio ’70
film del 1962 in quattro episodi diretti da Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mario Monicelli e Luchino Visconti.
Nell’edizione estera, l’episodio diretto da Monicelli fu eliminato dalla produzione; gli altri tre registi per solidarietà rifiutarono di recarsi al 15º Festival di Cannes, dove il film venne presentato fuori concorso.
Le tentazioni del dottor Antonio
1962 ‧ Commedia ‧ 1 ora
Regia: Federico Fellini
Sceneggiatura: Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Federico Fellini
L’episodio è introdotto dalla voce narrante di una bambina, che interviene più volte, ricordando il cambiamento del comune senso del pudore negli anni Sessanta. Antonio Mazzuolo è un moralista puritano intransigente, turbato dal corpo femminile e dalle provocazioni dei mass-media. In una scena davanti ai suoi boy scout racconta di quando da giovane rimase scandalizzato dal corpo nudo di una donna, ma viene interrotto più volte da rumori assordanti: ci sono alcuni operai al lavoro per montare un grosso cartellone pubblicitario, sul quale campeggia l’immagine gigante di una bellissima donna sdraiata su un divano e vestita con un provocante abito, che reclamizza le qualità nutrizionali del latte.
Esso viene posto proprio dinnanzi alle finestre del dottor Antonio, e produce anche un motivetto, molto orecchiabile, vero chiodo fisso per Mazzuolo, che ne diviene ossessionato. Egli si dà presto da fare per eliminare quell’immagine licenziosa, ma – non riuscendovi – si scopre attratto sessualmente dalla stessa figura che vorrebbe censurare. Gradualmente Antonio, in preda alla disperazione, s’inabissa in un vero e proprio delirio, che lo porta – in una folle notte nel parco – a battibeccare con la donna ingigantita e infine a ucciderla. La mattina dopo arriveranno i sanitari a recuperarlo aggrappato in cima al cartellone, e a portarlo via.
Un sagrestano vince alla “riffa” la compagnia di Zoe, ma lei ha già deciso a chi concedersi. Il pio dottor Antonio è ossessionato dall’immagine di una donna sensuale su un cartellone pubblicitario, al punto da arrivare a perdere la ragione. Un conte viene coinvolto in uno scandalo, e l’amabile contessa lo ripaga chiedendo di essere debitamente ricompensata per ogni prestazione coniugale. Renzo e Luciana sono innamorati: ma quando trovano casa, vengono separati dagli orari di lavoro…
Tratto da Ro.Go.Pa.G.
un film del 1963 diviso in quattro episodi, il cui titolo è una sigla che identifica i registi dei quattro segmenti: Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti.
LA RICOTTA
Regia Orson Welles
1963 ‧ Film drammatico/Cortometraggio ‧ 40m
Nella campagna romana, una troupe è impegnata nelle riprese di una passione di Cristo. Stracci, la comparsa che interpreta il ladrone buono, regala ai propri familiari il cestino del pranzo appena ricevuto dalla produzione. Essendo affamato, si traveste da donna per rimediare un secondo cestino, che viene mangiato dal cagnolino della prima attrice del cast. Sul set giunge intanto un giornalista che intervista il regista; terminata l’intervista, il giornalista trova Stracci che accarezza il cane e glielo compra per mille lire.
Con i soldi, Stracci corre dal “ricottaro” dei dintorni a comprarne tutte le rimanenze per sfamarsi, ma viene chiamato sul set e legato alla croce per la ripresa dei lavori; alla successiva interruzione, corre a mangiare la ricotta e, sorpreso dagli altri attori, viene invitato ad abbuffarsi con i resti del banchetto preparato per l’ultima cena. Al momento di girare la scena della crocifissione, muore di indigestione sulla croce. Il regista, senza ombra di commozione, commenta: “Povero Stracci. Crepare… non aveva altro modo di ricordarci che anche lui era vivo…”.
Film a episodi realizzati da quattro diversi registi.
Venerdì 10 Gennaio ore 20.30
Presso Teatro Adriano
Via Sassari 16
Lezioni di Cinema: incontro con Tatti Sanguineti
Giovedì 09 Gennaio dalle ore 20.00
regia di Tatti Sanguineti
Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino
2014 ‧ Documentario ‧ 1h 34m
Tra il 2003 e il 2005 Giulio Andreotti ha rilasciato ben 21 interviste a Tatti Sanguineti, che gli ha chiesto di ripercorrere con la memoria, e l’ausilio di una serie di documenti cartacei e audiovisivi, gli anni fra il 1947 e il 1953 in cui il senatore a vita fu Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con ampie deleghe allo spettacolo. Tra i suoi primi atti, il salvataggio dell’Istituto Luce e del suo archivio. Riprende l’attività negli studi di Cinecittà; il primo film girato è Cuore di Duilio Coletti, da De Amicis, con Vittorio De Sica. Nel ’47, partecipa alla sua prima Mostra del Cinema di Venezia, che si tiene in città. Nel 1948 riporta la Mostra al Lido. Nel 1949 emana la Legge di sostegno sul cinema, che porta il suo nome. Attraverso l’imposizione di una tassa al momento del doppiaggio, in gran parte di film americani, consente l’incremento di risorse economiche dall’estero. Si creano le premesse per la nascita di una nuova classe di produttori.
a seguire
Giulio Andreotti – La politica del cinema
2015 ‧ Documentario ‧ 1h 28m
In questo secondo capitolo, dopo l’immersione del primo nel suo rapporto con la censura cinematografica, Andreotti affronta, quasi da lontano e come spettatore, il suo curriculum di uomo di cinema. Un curriculum di prim’ordine, che contempla la partecipazione alla Festa de’ Noantri e la claque per Dina Galli, il suo primo discorso e l’uso amichevole ma elettorale (a Sora, Ciociaria profonda) della Pampanini e di Aldo Fabrizi. Ma anche un’amicizia duratura con Federico Fellini, un giudizio dialettico di Zavattini che lo sapeva amante dei cavalli e delle scommessine («Lei ha sgarrettato il cinema italiano») e una frase sconcertante in effige a un film da lui difeso, Anni difficili di Zampa, sul tema scottante della continuità e discontinuità fra fascismo e post fascismo: «Ridere dei propri difetti è la migliore virtù dei popoli civili».
Dopo la fine della guerra di secessione americana le sorelle March dovranno affrontare problemi economici, sentimentali e sociali. Tra tutte spicca la figura di Jo, determinata a trovare la propria libertà e indipendenza, spronando anche le sorelle a dare spazio al proprio talento, nonostante le rigide imposizioni della società di quel periodo.